Locarno – Tahrir di Stefano Savona presentato al Festival del Film di Locarno nei programmi speciali, racconta di una rivoluzione nata grazie anche alla tecnologia. Un gruppo su Facebook creato da Khaled Said (poi imprigionato per due settimane) aveva spinto migliaia di persone ad affluire in piazza Tahir, al Cairo. Moltissime altre persone si erano aggiunte per cercare chi era sceso in piazza ma non dava più notizie in seguito all’oscuramento dei telefoni cellulari disposto da Mubarak. E proprio su Facebook Savona ci aveva raccontato in diretta questa rivoluzione. Lo scorso 31 gennaio scriveva sulla bacheca usando un iphone che era arrivato al Cairo, a Tahir Square. Il 3 febbraio aggiornava gli amici con un “Resistence. I lanciatori di pietre sono riusciti a spostare il fronte della battaglia con gli sgherri del Rais lontano dalla piazza, che adesso è di nuovo piena di gente. Qui si canta mentre da laggiù arrivano spari e decine di feriti.” Nuovo commento la stessa sera “Tahrir di nuovo piena di gente. I difensori della piazza, che da 40 ore resistono all’attacco degli sgherri del Rais sono riusciti a spostare il fronte della battaglia (pietre contro pallottole e molotov) a 500 metri, da qui, vicino al ponte sul Nilo. Da laggiù arrivano il rumore degli spari e decine di feriti.” Nuovo post il 4 “Cairo, Tahrir Square, oggi in piazza una folla oceanica ma in città l’atmosfera è molto pesante: si moltiplicano le minacce e le intimidazioni e non solo verso gli stranieri. Per milioni di egiziani è ancora il momento del coraggio, della pazienza e dell’ostinazione.” Notizie inquietanti anche il giorno successivo “Migliaia ancora in piazza. Moltissimi seduti per terra davanti ai tank per impedire ai militari di guadagnare metri a spese della protesta. Qui nessuno vuole tornare alla normalità”. Un po’ più di leggerezza il 6: “Cairo, Tahrir Square: stasera la piazza sembra un parco a tema (la cacciata del tiranno) per famiglie. Ci sono venditori di ogni sorta di genere alimentare, bandiera e gadget, ci sono passeggini con infanti e ultraottantenni con sedie a rotelle: se questi sono i Fratelli Musulmani devono essersi portati anche figli, zii, cugini, nipoti, pronipoti, bisnonni…” . Incalzano i commenti la sera dell’8 febbraio: “Cairo, Tahrir Square. La piazza è ricolma di gente come non lo è mai stata in questi dieci giorni, potrebbero essere più di un milione e agli ingressi c’è chi fa ancora la fila per entrare. Oggi sono arrivati tutti gli altri: i pigri, i paurosi, i disinteressati, i troppo impegnati, anche i disfattisti e i cinici forse: la mummia del tiranno non spaventa più nemmeno i bambini … Dimenticavo le maestre (con e senza velo) con intere scolaresche, variopinte mute fu adolescenti shakireggianti che lanciano urletti inorriditi se la marea umana minaccia di spettinarle, neonati catalettici passati di mano in mano al di sopra delle teste, soudsystems tonitruanti per sfottò in rima, una contadina ha incollato un panino sul suo piccolo striscione muto… Immagino che la copertura dell’avvenimento da parte dei media peninsulari sia seconda per puntualità e completezza solo a quella della locale tv di stato (tv Nil) che continua a trasmettere immagini del traffico ordinato di vetture su un ponte sul Nilo (essendo forse la valorizzazione del fiume eponimo la sua missione centrale) e anche qualche audace montaggio d’immagini d’archivio del Rais che sparge abbracci e Amore al Popolo, che costituisce un prezioso documento scientifico su come né le effusioni né le parate né i sorrisi dei capi di stato preservino in alcun modo il soma dalla devastante azione dell’età.” Una foto l’11 febbraio della piazza gremita con un cartello “Theend” tutto attaccato. Tahir diventa Raislessness e Libertino Square.
Le immagini di ciò che allora era stato condiviso con gli amici virtuali (nel nostro caso c’era anche la conoscenza al Festival del Film di Locarno 2009 dove Savona aveva vinto la sezione Cineasti del Presente con “Piombo Fuso”) mettono a fuoco quanto descritto: persone con vite normali, alcune benestanti, che da sole non sarebbero mai scesi in piazza. Una protesta civile e pacata che denuncia gli orrori del regime di Mubarak. Gente che parla, tutti disposti ad ascoltare senza interrompere. Savona ha ripreso a caso le persone che incontrava sulla piazza, uomini e donne con il capo velato ma determinate e bene informate. Grande solidarietà tra i presenti, c’era chi offriva cibo e bevande. Tutti animati da grande entusiasmo per cambiare la storia. Ed è proprio la storia che è stata fissata in queste immagini, il momento unico e irripetibile del cambiamento del Paese.
Ambretta Sampietro
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