Intervista a Pasquale Marrazzo pubblicata da La Prealpina 20.1.2010

Sogno il mondo il venerdì di Pasquale Marrazzo, travolgente regista napoletano che vive a Milano da molti anni, sarà proiettato al Film Club 90 venerdì 22 e sabato 23 gennaio alle 21.00. Scritto, diretto e prodotto dallo stesso Marrazzo, autore anche dei testi delle canzoni in concorso nella sezione Cineasti del Presente all’ultimo Festival del Film di Locarno ha vinto il premio della critica al Festival del Cinema Indipendente di Foggia lo scorso dicembre. Quarto lungometraggio dopo Malemare (1997) presentato alla mostra del Film di Venezia, Asuddelsole (2001) vincitore Sulmonacinema 2001 e in concorso a San Sebastian, Toronto, Heidelberg, Montpellier e Le anime veloci (2006) presentato a Praga e Mosca . Ispirato dalla cover “Crazy Love” di Nick Cave che alla fine viene cantata da tutti i protagonisti, è ambientato in una Milano di periferia. Protagonisti sono Karim, immigrato irregolare con il sogno del permesso di soggiorno (Anis Gharbi), Irene e Luigia che vivono insieme cercando di nascondere la loro relazione ( Laura Ferrari e Elena Callegari), Betty, trans innamorato di Fabio (Domenico Balsamo), bancario con il vizio del gioco sposato con un figlio e Gianni (Giovanni Brignola), cameriere omosessuale. Le loro vicende si intrecciano in modo drammatico ma c’è sempre qualcuno disposto a dare una mano all’altro. Un film di sentimenti, dove i protagonisti a turno si fermano, guardano in macchina quasi estraniandosi dalla scena e cantano in inglese. Con una regia decisa e coraggiosa Marrazzo, che è stato il primo in Italia a girare con la camera a spalla, sperimenta la contaminazione del neorealismo con il musical. Non ha avuto sovvenzioni statali, il costo è stato contenuto perché chi ha lavorato lo ha fatto gratis e avrà una partecipazione sugli incassi. Casualmente abbiamo scoperto che è stato girato nel quartiere dove Marrazzo vive da sempre, proprio fuori dalla porta di casa sua, anzi parte degli interni addirittura nella sua casa …
E’ vero che ha girato il film “in casa”?
Si, in cucina ho ambientato la scena del litigio tra il bancario e la moglie, al mio tavolo da pranzo ho fatto sedere le persone che giocano a carte. Nella strada davanti a casa ho girato le scene legate alla trattoria e quelle alla fermata dell’autobus. La via dietro la mia, è quella percorsa in bicicletta al ralenti. Ho girato d’estate, uscivo di casa a piedi, a volte addirittura senza scarpe. Le tolgo quando devo girare delle scene particolarmente forti, amo sentire il contatto con la terra. Mi riporta all’infanzia, quando vivevo vicino alla campagna dove la terra diventa morbida come borotalco e dà una sensazione meravigliosa. Ho girato anche in un cantiere a Santa Giulia e a Como. Nel finale ho usato la mia auto.
Come ha trovato chi ha lavorato gratis?
E’ una cosa che succede nel cinema italiano, se un attore vuole fare un certo tipo di cinema è disposto a farlo. Lo farei anch’io se mi chiamassero a girare uno spot di utilità sociale. Quando si è sparsa la voce che stavo realizzando un film moltissimi mi hanno cercato con un crescendo di interesse quando si è saputo che c’era la musica. Ho scelto attori che mi affascinano come Elena Callegari. Gli operatori sono quelli con cui collaboro da una quindicina di anni, li ho cercati. Il film è fatto di tanti piccoli equilibri, il regista è come un direttore d’orchestra, deve essere la persona più calma del set, ho scelto persone con le quali sono in sintonia. La Film Commission Lombardia ci ha dato gli uffici, la Bocconi mi ha mandato alcuni stagisti.
Una volta trovati cast e operatori, è stato facile realizzare il film?
La realizzazione di un film non è mai cosa facile, non si sa mai se lo si finisce. Qui c’è stata una bella sinergia per il fatto che tutti volevamo realizzarlo anche se c’erano pochi soldi.
Come ha iniziato a fare cinema?
Non ho mai frequentato scuole né fatto l’aiuto regista, ho iniziato direttamente girando Malemare. Non conoscevo la macchina, ma sapevo quello che volevo vedere, ne ho imparato sul campo l’uso tecnico. Ora la conosco molto bene so che se la metto in un certo modo avrò determinati risultati. Il cinema è un punto di vista, quando vedi la scena che hai girato ed è quello che volevi far vedere, sei riuscito nell’intento. Chi fa cinema racconta la propria etica, nei film si fa morale e si fa politica dando la propria visione del mondo. E’ un gioco molto forte.
Ha un modo particolare di lavorare?
Uso la sceneggiatura come traccia, per me non è la cosa più importante, serve a chi lavora con me per sapere cosa verrà realizzato in grandi linee. Il film si costruisce ogni giorno, il regista deve decidere se vuole che il film sia un oggetto d’arte e non un prodotto tecnico, sta a lui che la scena abbia un senso forte attraverso l’immagine e i piccoli dettagli che spiegano gli stati d’animo e l’affettività dei personaggi. La scelta degli attori, la posizione della macchina, la fotografia fanno si che anche con gli stessi dialoghi la scena sia diversa, la differenza è data dal punto di vista del regista, una regia decisa ti racconta qualcosa di più. Ogni regista porta un mondo non racconta solo una storia. Il mio cinema non si rifà a nessuno, faccio fatica a relazionarmi con altri registi italiani, sono sempre mosso dal desiderio di raccontare storie personali. A volte vedo film che mi ispirano così tanto che il mio inconscio lavora e li immagazzina, queste immagini mi tornano ravvivate dalla memoria quando giro. Sono stato il primo in Italia a usare la camera a spalla in Malemare.
Quindi ama molto fare cinema?
E’ bellissimo, come una droga, genera dipendenza. Amo il cinema che fa poesia, che racconta senza raccontare, mi piace far leggere attraverso lo sguardo. regista ha la possibilità di sprigionare energie, di buttare fuori qualsiasi cosa, è psicanalisi senza analista. Il film fa da specchio, riflette al regista un parte di sé, esplica la sua personalità. Fare un film non è come scrivere un libro, se sbagli un libro al massimo non si vende e hai buttato via il tuo tempo. In un film si impegnano energie, si coinvolgono persone, soldi e non ci si può permettere di sbagliare. Il rischio è doppio se oltre che regista si è anche produttore. Il Nel cinema italiano soffriamo dei grandi maestri, gli italiani tentano tutti la carta del neorealismo, anch’io l’ho tentata ma sporcando il genere con il musical e il melò, tentando nuovi linguaggi.
Lei ha usato la musica in modo particolare …
La novità mai usata da nessun altro è che i personaggi guardano in macchina mentre si raccontano cantando, escono dalla storia. Mi ha molto affascinato e forse la ripeterò in una commedia di cui sto terminando la sceneggiatura. Avevo scritto le canzoni in italiano ma non erano così efficaci. La musica che ascoltiamo è quasi interamente anglosassone, ho quindi deciso di riscriverle direttamente in inglese, tranne la cover “Crazy Love” che alla fine viene cantata da tutti i protagonisti.
C’è qualcosa di lei nei personaggi ?
Ho dato molto di me a tutti i personaggi, anche a quelli negativi come il muratore napoletano che interpreto. A Gianni ho dato la libertà di pensiero, alle due donne ho dato il rapporto con mia madre, alla trans ho dato l’amore che non può essere solo per alcuni, ma deve essere per tutti.

Ambretta Sampietro

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mi piace scrivere di libri di cinema di teatro e di persone
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