Intervista a Pasquale Marrazzo “Ritorno a teatro ma da regista” pubblicata dal quotidiano La Prealpina – 1 novembre 2011

Milano – Dal cinema al teatro ma senza abbandonare il cinema. Così Pasquale Marrazzo che firma la sua prima regia sul palcoscenico con di Non si sa come di Luigi Pirandello in scena dal 3 al 27 novembre al Litta. Dramma in tre atti scritto nel 1934 ispirato dalle novelle Nel gorgo del 1913, Cinci del 1932 e La realtà del sogno del 1914, protagonista è il conte Romeo Daddi, serio, rispettabile, innamorato della moglie e buon amico di Giorgio Vanzi. Nonostante ciò Daddi tradisce l’amicizia e la moglie con Ginevra, amica di famiglia e moglie di Vanzi. Non è stato un innamoramento, ma un atto istintivo che, non si sa come, l’ha portato a fare quello che ha fatto. Anche da ragazzo, con un atto istintivo aveva colpito con una pietra e ucciso un ragazzo durante una lite per futili motivi. Chiamato a rispondere delle proprie azioni, Daddi cercherà la punizione facendo in modo che l’amico Vanzi inconsapevolmente ne sia l’artefice. Questa la materia nelle mani di Marrazzo. Una carriera, la sua, iniziata come attore di teatro, frequentando scuole d’arte drammatica a Napoli e Roma. Quindi il passaggio al cinema, dapprima come regista di cortometraggi legati al teatro quindi cineasta con quattro pellicole all’attivo: Malemare con Enzo Moscato e Cristina Donadio, A sud del sole che è stato proiettato in festival dei quattro continenti, Le anime veloci con Arnoldo Foà e Sogno il mondo il venerdì passato in concorso Cineasti del Presente al festival del Film di Locarno 2009.
Come mai ha scelto di dedicarsi anche alla regia teatrale?
Amo il teatro e la messinscena di qualsiasi cosa, anche come fruitore. Ho sentito l’esigenza di cimentarmi nella regia a teatro con questo testo di Pirandello perché quando frequentavo la scuola di teatro ne avevo recitato un monologo, quello “della Lucertola”. Pirandello è anche un autore classico, inerente al tipo di programmazione del Teatro Litta che produce lo spettacolo.
E’ rimasto fedele al testo?
Ho tagliato solo qualche battuta e filtrato la lettura sotto la luce di Freud e di Sartre. Ho rispettato la metrica dando un taglio essenziale ma non minimale, con una recitazione serrata e allo stesso tempo scarna. In questo testo Pirandello va a scavare in profondità i meccanismi che fanno dell’uomo un uomo morale, analizza il peso della volontà dell’individuo e permette libertà di interpretazione e approfondimento del testo. Ho cambiato il finale, anche Pirandello lo aveva fatto su richiesta degli attori quando lo aveva portato in scena.
E gli attori come sono stati scelti?
In modo intuitivo, senza leggere i loro curricula, mi sono lasciato guidare dalle espressioni del viso e dall’energia che mi trasmettevano. Erano arrivate un migliaio di proposte, ne ho convocati una quarantina. La scelta è caduta su attori di talento, Claudia Negrin, Valeria Perdonò, Emiliano Brioschi, Michele Radice, Alex Cendron con esperienze importanti alloro attivo.
C’è molta differenza tra le due regie?
Si, al cinema si inquadra un particolare e si lavora con una cinquantina di persone intorno. A teatro tutto deve funzionare, non si può tagliare e rifare. E’ un rapporto più diretto, ci sono unicamente regista e attori è come vivere un’esperienza mistica. Il teatro è più autentico, non è influenzato da soldi e potere, lo si fa solo se lo si ama. La mia aiuto regista, Marilisa Cometti aveva già fatto cinema con me e le scenografie sono state realizzate da due artisti noti, Diamante Faraldo e Makio Manzoni.
E’ stato facile?
No, le preoccupazioni dei teatri sono primordiali, devono procacciarsi i fondi per finanziarsi. Non è un bel momento, è stata lenita la possibilità di sperimentare, ci si è uniformati all’idea che gli spettacoli devono piacere a un pubblico sempre più vasto.
Nel suo futuro ci sarà ancora il cinema?
Certo, sto preparando un film che sarà una coproduzione con la Francia, ma è ancora presto per parlarne. L’anno prossimo però vorrei portare in scena un testo di Federico Garcia Lorca.
Ambretta Sampietro

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mi piace scrivere di libri di cinema di teatro e di persone
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